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Di Luigi De Magistris8 settembre 1943- 8 settembre 2009. Sessantasei anni che hanno visto questo Paese crescere, cambiare, regredire. Con il presente berlusconiano che è quanto di più distante da quei valori e da quel coraggio che non solo fecero nascere la Resistenza , ma portarono anche alla Repubblica e alla Costituzione. Roma era allora “città aperta”, oggi ad esserlo è tutta l’Italia. Ma nel senso di una nazione dove ad esser sospeso è lo stato di diritto democratico. Ci sono tutti i segni, infatti, di un regime che ritorna, mascherandosi però di attualità.
Certo, non c’è l’Ovra e non ci sono le brigate Kappler, non c’è il Tribunale speciale e non c’è la detenzione a via Tasso, eppure la democrazia è comunque minacciata. La stampa libera aggredita insieme alla magistratura indipendente da una serie di leggi che ne azzerano il lavoro, la diversità delle razze e delle culture colpita dalla discriminazione di Stato, la scuola pubblica privata dei finanziamenti e ridotta all’osso, le riforme costituzionali usate per ridefinire in senso autoritario gli equilibri del potere (berlusconiano). Per questo, ricordare ieri significa resistere oggi.
C’è una memoria da custodire ma soprattutto da far vivere, per non tradire l’eredità di quanti hanno combattuto contro l’occupazione nazi-fascista nel sogno di un’Italia libera e democratica. Lo stesso sogno e la stessa prospettiva che vanno difese nel presente da una progetto di aggressione che parte, paradosso dei paradossi, da Palazzo Chigi, e che è stato pianificato passo dopo passo con l’obiettivo ultimo di ridimensionare la democrazia. Questa volta, però, a colpi di decreti legge e di modifiche costituzionali. Ma nel 2009 come nel 1943, sarà ancora la società civile a respingere il tentativo.
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