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L'agenda rossa di Paolo Borsellino
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RACCOLTA DI FIRME CONTRO LO SCUDO FISCALE



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Manifestazione delle Agende rosse - 26 settembre 2009
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La mummia di Kim Il Silvio e il suo imbalsamatore

da L’Antefatto

 

16 settembre 2009

La salma di Kim Il Silvio è stata composta e mummificata nella terza camera del Parlamento italiano, la camera ardente di Porta a Porta, alla presenza dell’imbalsamatore ufficiale Bruno Vespa. Le laboriose operazioni hanno richiesto quasi tre ore e mezza di diretta, mettendo in fuga gran parte del pubblico di Raiuno. Nemmeno la desertificazione dei programmi sulle altre reti per costringere la gente a guardare solo lui ha sortito l’effetto sperato. I più hanno preferito qualunque cosa, persino L’onore e il rispetto con Gabriel Garko su Canale5 e la trentesima replica di Dirty dancing su Italia1, pur di non assistere alla raccapricciante decomposizione e ricomposizione del premier. E dire che martedì la platea televisiva era particolarmente nutrita: 28 milioni di persone. Di queste, ben 16 milioni sono transitate per qualche istante su Porta a Porta (i famosi “contatti”), ma solo una media di 3,2 milioni si è fermata lì. Nulla ha potuto il poderoso traino diAffari tuoi, che ha lasciato all’insetto una dote del 25% di share. Il tempo della pausa pubblicitaria e, alle prime note di Via col vento, la comparsa dell’asfaltato capino presidenziale in penombra ha messo in fuga quasi la metà del pubblico di Raiuno verso altri lidi. Solo il 13,4% ha deciso di sorbirsi il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni che vanta il 68% di consensi. In proporzione, meno di un terzo degli elettori della sua coalizione ha deciso di starlo a sentire: magari lo votano, ma non lo vogliono nemmeno vedere.
La fuga di telespettatori è proseguita incessante per tutta la serata (senza contare quelli che, essendosi addormentati, non son riusciti a cambiare canale): dopo il primo spot, gli iniziali 4 milioni si erano già ridotti a 2,5, con qualche successiva risalita fino a 3. Un’emorragia inesorabile che nemmeno il ritorno del pubblico alla fine delle partite, dei film e delle fiction è riuscito a compensare. Solo i quattro cosiddetti giornalisti presenti sul luogo del disastro (specialmente l’eroicoSansonetti) hanno totalizzato ascolti inferiori alla mummia del premier, con le loro domande persino più mortifere delle risposte. Naturalmente, se Kim Il Silvio piange, Mediaset ride: grazie a Porta a Porta e alla cancellazione di Ballarò, la prima serata è stata vinta da Canale5 e Italia1 (e per non far vincere pure Rete4, si è dovuta riesumare una boiata pazzesca come Selvaggi dei fratelli Vanzina).
E dire che il pover’ometto, nonostante i maggiordomi che lo assediavano, le ha provate tutte per bucare ancora una volta il video, come ai bei tempi, quando il grande comunicatore era ancora in vita. Il “sopralluogo” con insetto al seguito fra le betoniere e le gru del “più grande cantiere del mondo” è destinato a entrare nella storia della tv subito dopo i fratelli De Rege. La scena del premier che scopre l’edilizia antisismica e la illustra al mondo come una sua invenzione è meglio delSarchiapone. Quando poi s’introduce nello chalet pagato dalla Provincia di Trento, se ne appropria e comincia a spalancare le antine della cucina componibile e l’armadio della camera da letto spiegandone l’uso ai terremotati, supera laCuccarini nelle televendite della Scavolini, la più amata dagli italiani. E ancora : “Presto manderemo batterie di pentole, piatti, posate e bicchieri”, evidente omaggio a Vanna Marchi (che però in questi casi aggiungeva “cinque pentole antiaderenti a gratisss, siori e siore!”). La pronuncia “niu tauns” ricordava il migliorArbore che pluralizzava tutto, anche i “tams tams”. Notevole anche il “ma quali casette in legno! Queste sono vere e proprie ville nelle quali tutti noi vorremmo abitare”: soprattutto chi ha la fortuna di averne sette in Costa Smeralda, due in Brianza, una sul lago di Como, una a Portofino, una alle Bermuda e un’altra ad Antigua.
Ma il top, pressochè inarrivabile, Kim Il Silvio l’ha toccato con l’annuncio: “Useremo il know how unico al mondo maturato con queste case, per costruire nuove carceri”. Qui l’audience, agonizzante nel resto del Paese, ha avuto un picco improvviso nei penitenziari. La promessa di nuove carceri prefabbricate in legno ha suscitato grande interesse presso i detenuti di oggi e di domani. Gli amici si vedono nel momento del bisogno.

 

 

http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/09/16/la_mummia_di_kim_il_silvio_e_i.html

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DDL sicurezza: abrogata la norma che proteggeva il cittadino dagli abusi di un pubblico ufficiale
Con la fiducia di oggi al Senato sul Ddl 733 B, la maggioranza che sostiene il Governo Berlusconi, ha volutamente cancellato una norma che garantiva al cittadino di tutelarsi nei casi di sopruso perpetrato da autorità pubbliche. E’ stato abrogato infatti l’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944 che prevedeva che i cittadini sono esenti da sanzioni «quando il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio o pubblico impiegato» abbia causato la reazione dei cittadini «eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni».

L’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale 14 settembre 1944, n. 288 disponeva, infatti, che non si applicano le disposizioni di cui all’articolo 337 e all’articolo 339, comma 2, codice penale quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al reato preveduto nell’articolo 337 c.p. eccedendo con atti arbitrari i limiti delle proprie attribuzioni.

Quindi se un cittadino si troverà a protestare perché lotta per il proprio posto di lavoro o per rivendicare diritti cancellati e le forze di polizia caricheranno a colpi di manganellate, l’eventuale reazione di un cittadino inerme che vorrà soltanto difendersi da un eventuale aggressione immotivata da parte delle forze dell’ordine, darà luogo inevitabilmente all’arresto e non potrà denunciare di essere stato vittima di un sopruso.

Insomma più manganellate per tutti!

Nel codice penale, infatti, alcuni articoli puniscono la resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale con pene che possono arrivare fino a 5 anni di carcere. Grazie all’articolo 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944 il cittadino poteva denunciare l’eventuale sopruso che aveva subito.

Una norma tutt’altro che desueta, e anzi applicata spessissimo come ad esempio dalla Corte di Cassazione nel 2005 per ritenere arbitrario il fermo per accertamenti e l’ammanettamento di una persona infondatamente sospettata d’essersi sottratta alla sorveglianza speciale, poi l’ha di nuovo applicata nel 2006, quindi l’ha trattata nel 2008, senza contare che anche la Corte Costituzionale l’ha esaminata ancora nel 2007 nell’ordinanza numero 36.

Un “piccolo dettaglio” che i principali media si sono dimenticati di citare.

http://italianspot.wordpress.com/2009/02/08/ddl-sicurezza-abrogata-la-norma-che-proteggeva-il-cittadino-dagli-abusi-di-un-pubblico-ufficiale-art-4-decreto-legislativo-luogotenenziale-288-del-14-settembre-1944/

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Il silenzio di Fondi e' mafioso
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Di Pietro indagato: nulla da nascondere
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L'influenza suina e i suoi interessi

Tengo a precisare che prima di pubblicare questa mail che ho ricevuto ieri ho verificato personalmente la veridicità delle informazioni sotto riportate, essendo convinto che comunque i dati fossero delle bufale come le solite catene che girano su internet.. Purtroppo, con mia somma sorpresa i dati sono tutti esatti, siete liberi (e vi invito a farlo) a verificarli voi stessi.

L'IRONIA NEL SUO MIGLIOR STILE
2000 persone contraggono l'influenza suina e ci si mette la mascherina...
25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo...


PANDEMIA DI LUCRO
Che interessi economici si muovono dietro l'influenza suina?
Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria, i notiziari di questo non parlano...
Nel mondo, ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi.. I notiziari di questo non parlano...
Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno.
I notiziari di questo non parlano...
Ma quando comparve la famosa influenza dei polli... i notiziari mondiali si inondarono di notizie... un'epidemia e più pericolosa di tutte, una pandemia!
Non si parlava d'altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni... 25 morti l'anno!!
L'influenza comune, uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo. ...Mezzo milione contro 25.


E quindi perché un così grande scandalo con l'influenza dei polli?
Perché dietro questi polli c'era un "grande gallo".
La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici.
Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione.
Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro. Prima con i polli, adesso con i suini:
e così adesso è iniziata la psicosi dell'inflluenza suina. E tutti i
notiziari del mondo parlano di questo.
E allora viene da chiedersi: se dietro l'influenza dei polli c'era un grande gallo, non sarà che dietro l'influenza suina ci sia un "grande porco?".
L'impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu. Il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l'Iraq....
Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani... felici per la nuova vendita milionaria.
La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute...
Se l'influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se la Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla c ines e Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?
DIFFONDI QUESTO MESSAGGIO COME SE SI TRATTASSE DI UN VACCINO, PERCHE' TUTTI
CONOSCANO LA REALTA' DI QUESTA "PANDEMIA".

Dr. Carlos Alberto Morales Paità

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Il Giornale dei pregiudicati

da Antefatto.it
Ebbene sì, lo confessiamo: ieri abbiamo organizzato un forum in redazione con scrittori, giornalisti, artisti e intellettuali per presentare il
Fatto Quotidiano a un gruppo di persone che stimiamo, apprezziamo e speriamo di avere come collaboratori.
Fra queste, ci hanno fatto l’onore di essere presenti anche due magistrati antimafia, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia, della cui amicizia personalmente mi vanto: sono due dei migliori eredi del pool di Falcone e Borsellino, in prima linea nel pool di Gian Carlo Caselli, fra i protagonisti delle stagioni più luminose della lotta alla mafia. Se vorranno, scriveranno sul Fatto in materia di giustizia e di mafia, insieme a giuristi, costituzionalisti, esperti di diritto, partecipando al dibattito sulla legalità che in Italia è ormai riservato ai delinquenti e ai loro onorevoli avvocati.
Lo faceva Giovanni Falcone, editorialista de La Stampa e collaboratore di un programma di Rai2 sulla mafia. Lo faceva Piercamillo Davigo su La Voce di Montanelli. L’ha fatto, negli ultimi mesi, lo stesso Scarpinato sul Corriere. Lo fa continuamente Gian Carlo Caselli sui giornali che ospitano i suoi scritti. L’ha fatto Carlo Nordio su quotidiani vicini al centrodestra, anche mentre indagava sul Pci-Pds, e nessuno ha avuto nulla da obiettare: giustamente, perché in una democrazia tutti hanno il diritto, e in certi casi il dovere, di manifestare il proprio pensiero. E perché, come è giusto e interessante dare spazio ai medici nel dibattito sulla sanità e agli attori e ai registi nel dibattito sul cinema, è giusto e interessante dare spazio ai magistrati (così come agli avvocati e ai docenti universitari) nel dibattito sulla giustizia.
Non la pensa così Il Giornale della famiglia Berlusconi, diretto da Vittorio Feltri, che della democrazia ha un concetto, diciamo così, un po’ originale. Oggi ha sbattuto in prima pagina, come una notizia scandalosa, la partecipazione (peraltro silente, in veste di semplici osservatori) di Ingroia e Scarpinato al nostro forum. Titolo: “Due giudici antipremier in redazione. Nel nuovo giornale di Travaglio & C. Ingroia e Scarpinato tengono a battesimo Il Fatto, un quotidiano che fa dell’antiberlusconismo la propria linea editoriale. E poi pretendono che crediamo alla favoletta dell’imparzialità dei giudici”. Nell’articolo di Antonio Signorini, si legge una carrettata di balle: tipo che Il Fatto sarebbe “il giornale dei dipietristi”, “dichiaratamente giustizialista”, “un soggetto tutto politico emanazione di un pezzo di sinistra, quella giustizialista, che si riconosce nell’Italia dei valori”, “il nascente quotidiano vicino al movimento di Antonio Di Pietro”, “all’assemblea del quotidiano vicino a Idv, i magistrati Ingroia e Scarpinato lanciano l’allarme democratico”.
Il poveretto non sa che i due magistrati si sono limitati ad assistere a una parte del forum, senz’aprire bocca. Ma, soprattutto, non sa o finge di non sapere che il Fatto Quotidiano, come ha ribadito il direttore Antonio Padellaro ieri, “ha una sola linea politica: la Costituzione della Repubblica Italiana”. E’ comprensibile che due magistrati nella redazione di un quotidiano che si ispira alla Costituzione sgomentino certa brava gente. Stiamo parlando del Giornale di proprietà di Paolo Berlusconi, noto pregiudicato per corruzione e altri reati, e diretto da un tizio, Feltri, che ha difeso amici della mafia come Andreotti, Contrada, Dell’Utri e così via. Ma soprattutto ha fatto o fa scrivere sui suoi giornali noti pregiudicati per reati gravi, come Vittorio Sgarbi (sei mesi per truffa allo stato), Paolo Cirino Pomicino (corruzione e finanziamento illecito), Gianni De Michelis (corruzione e finanziamento illecito), Francesco de Lorenzo (associazione per delinquere e corruzione),Gianstefano Frigerio (corruzione, concussione, finanziamento illecito), Renato Farina (ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar ed è stato espulso dall’Ordine dei giornalisti perché a libro paga dei servizi segreti). E personaggi come Luciano Moggi (5 anni di interdizione dalla giustizia sportiva, 1 anno e 6 mesi in primo grado per violenza privata e minacce, imputato al Tribunale di Napoli per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva). L’altro giorno, per dire, Il Giornale ha affidato il ricordo di Mike Bongiorno a Fedele Confalonieri (rinviato a giudizio per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset e di nuovo indagato a Milano nell’inchiesta Mediatrade prossima alla conclusione).
Ecco, è normale che il Giornale degli imputati e dei pregiudicati trovi anormale un giornale che, invece, ospita incensurati e addirittura magistrati. Ciascuno si accompagna con i propri simili. Infatti l’assenza di pregiudicati e la presenza di magistrati e incensurati al nostro forum viene definito dal Giornale “una nuova anomalia italiana”. Questi squadristi della penna tirano addirittura in ballo “la separazione dei poteri” e chiedono all’Associazione nazionale magistrati di “riprendere i due iscritti che hanno partecipato a un forum che più di parte, e politico, non si può”. Denunciano come un crimine il fatto che “i magistrati palermitani hanno una qualche idea politica” (avete capito bene: ora è vietato avere idee politiche). E auspicano - da parte nostra o da parte loro - “una qualche precisazione o smentita”.
Se questi picchiatori maccartisti sperano di costringerci a scusarci, a giustificarci, a nasconderci nelle catacombe, hanno sbagliato i loro conti. Noi siamo orgogliosi di stare dalla parte dell’antimafia e di essere amici di servitori dello Stato come Scarpinato e Ingroia, mentre il capo del governo attacca come “follia” e “cospirazione” le indagini sulle trattative fra Stato e mafia e sui mandanti occulti delle stragi del 1992-’93 e il presidente Giorgio Ponzio Napolitano tenta di frenare il Csm nella doverosa difesa dei magistrati attaccati. E saremmo ancor più orgogliosi se magistrati come loro collaborassero al Fatto Quotidiano. Vorrà dire che, per la gioia di Littorio e i suoi compari, il prossimo forum del Fatto Quotidiano lo organizzeremo in un teatro o in una piazza, e di magistrati come Ingroia e Scarpinato ne inviteremo molti altri.

 

dal blog di Travaglio, Gomez e Corrias

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

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Il terremoto delle bugie

Immagine di Sinistra e Libertà
Vanity Fair, 9 settembre 2009


Aveva detto che avrebbe passato agosto a L’Aquila, tra i terremotati, e non era vero. Aveva detto che il 4 settembre avrebbe consegnato le prime case a Cese di Preturo, e non è accaduto. Aveva persino detto (il giorno dei funerali con gli occhi lucidi, carezzando orfani) che avrebbe ospitato famiglie di terremotati nelle sue ville, ma nessuno ha mai ricevuto un simile invito.
Tutte le promesse che Silvio Berlusconi affida ai suoi molti telegiornali sono bugie con gambe talmente lunghe e veloci che si fa fatica a inseguirle per verificarle. Fanfare e riflettori le mettono in circolazione (“prima dell’inverno tutti avranno un tetto”) ma finiscono per accumularsi sul palcoscenico della perpetua commedia che ci governa.
Dice Stefania Pezzopane, presidente della Provincia: “C’è un grande malessere in giro. Ci sentiamo ingannati e compressi. Assediati dal tempo. Dispersi. Senza certezze”. Ora che a L’Aquila sono cominciate le piogge, 17 mila terremotati vivono ancora nelle tende e 30 mila sono sparpagliati negli alberghi. Non si sa quante scuole riapriranno. Mancano ancora le graduatorie per l’assegnazione delle nuove case. In compenso i cassintegrati sono saliti a 16.500 e un piano di rilancio produttivo non si è fatto. Tensioni crescono. Solidarietà evaporano. Burocrazie impediscono piccoli lavori e accesso ai rimborsi. Si dismettono le tendopoli, ma le nuove case restano un miraggio. I container utilizzati in Umbria potevano essere una soluzione per il primo anno, ma non sono mai arrivati per non offuscare il record della ricostruzione. Ora arriverà l’inverno e con la neve pure il buio delle telecamere.
(Immagine di Sinistra e Libertà da flickr.com)

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Norma salva precari.... Li salva davvero?

Andrea Florit, dal Coordinamento Precari di Venezia, 4.9.2009
Disgustoso, per i precari disoccupati, vedere la Gelmini andare su tutti i TG e sfruttare conferenze stampa come spot governativi, presentando il suo “Progetto salva precari”, che in realtà è solo una grande presa in giro. Sconfortante sentire il ministro affrontare la questione dei precari solo come un peso per l’amministrazione pubblica, solo come un oggetto di strumentalizzazione da parte della Sinistra; sentire il ministro raccontare ai giornalisti che i 10mila posti in meno a TD di quest’anno (tra l’altro sbagliando cifre) non sono dovuti al suo taglio di 42mila cattedre, ma ai concorsi dell’80 e del ‘60 (che poi corregge in ‘90 dopo aver consultato un foglietto) banditi, a suo dire, senza equivalenti posti a disposizione. Siamo realmente curiosi di sapere quanti degli iscritti nelle GaE sono docenti usciti dai concorsi dell’80 e ‘90! Ridicolo. Preoccupante sentire subito dopo il ministro confondere i docenti che l’anno scorso avevano una nomina annuale e quest’anno sono disoccupati (cioè quelli per cui avrebbe studiato il suo Progetto) con quelli che “quest’anno non avranno una nomina fino alla fine dell’anno scolastico”. La Gelmini continua a dare l’impressione di sapere ben poco di scuola e di parlare di cose che le sono state confezionate e di cui ha solo una approssimativa conoscenza.
Per venire poi a quello che tutti i media stanno presentando come il provvedimento SALVA PRECARI: a) in realtà il CdM di ieri ha solo condiviso i contenuti di una norma, che verrà definita nella prossima seduta (mercoledì 9/9) (per noi oggi) ; b) in realtà prevede, limitatamente all’anno scolastico 2009/10, solamente una maggiore flessibilità dell’indennità di disoccupazione (possibilità di anticipo e di discontinuità e durata fino a 8 mesi, che diventano 12 per gli ultracinquantenni), e, al fine del conferimento delle supplenze temporanee e sempre limitatamente all’anno scolastico 2009/10, che le stesse siano assegnate con precedenza assoluta al personale docente ed ATA già destinatario di supplenze annuali nel precedente anno scolastico.
Una vergogna: l’istituto dell’indennità di disoccupazione per i precari esiste già e si prevede solo una sua frammentabilità e maggiore estensione; inoltre la fantomatica precedenza assoluta è addirittura ridicola, dato che è ovvio che coloro che l’anno scorso avevano una supplenza annuale e quest’anno sono rimasti esclusi dalle nomine provinciali sono necessariamente già i primi reclutabili nelle liste delle graduatorie d’istituto.
Il via libera di Tremonti alla norma non sorprende; infatti non fa sborsare al governo nemmeno un euro in più, sfruttando l’assegno di disoccupazione, che verrebbe comunque erogato, i fondi per le supplenze già presenti nelle scuole e i fondi regionali. E a giovarsene, in definitiva, saranno probabilmente solo circa 3mila precari.

Altrettanto sconcertante constatare il livello di conoscenza del mondo della scuola da parte dei giornalisti che, dopo aver sentito elencare questa serie di capolavori, alla richiesta del ministro se c’erano domande, non ne hanno saputa fare nemmeno una, ma si sono precipitati a scrivere il loro articoletto sulle grandi iniziative governative che “risolvono il problema dei precari della scuola”. Impressionante leggere le dichiarazioni dei sindacati scuola (Snals in testa) che si dicono sostanzialmente soddisfatti della decisione governativa, che apprezzano, salvo alcuni distinguo. Penoso sentire la Gelmini specificare alla stampa che il governo si è preoccupato di prevedere l’istituzione non di un contratto di disponibilità bensì di un contratto di occupabilità; peccato che subito dopo abbia specificato che questo coincida in realtà con la già citata precedenza assoluta nel reclutamento per le supplenze brevi. Una presa per i fondelli fino in fondo.

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Le Procure complottano? Magari

Di Marco Travaglio

8 settembre 2009 Mentre muore Mike Bongiorno, il padre della televisione italiana, il killer della televisione italiana annuncia alla Nazione alcune buone notizie. La prima è che non siamo ancora tecnicamente una dittatura perché “un dittatore di solito prima attua la censura e poi chiude i giornali” e lui s’è fermato per ora al primo punto del programma: i giornali, bontà sua, non li ha ancora chiusi. Anzi, “in questi giorni in Italia si è dimostrato che c'è stata la libertà di mistificare, calunniare e diffamare”, come dimostra il Giornale. Che naturalmente non è suo, ma del fratello Paolo: lui ne è soltanto l’utilizzatore finale. La seconda è che le Procure di Milano e di Palermo “cospirano contro di noi”. Ora, che in questo povero paese ci sia ancora qualcuno che cospira contro il padrone di tutto, mentre la cosiddetta opposizione se ne guarda bene, è una notizia che induce all’ottimismo. Ormai si disperava che potesse ancora accadere. Si spera soltanto che sia tutto vero. Certamente Silvio Berlusconi è persona informata sui fatti e, se lo dice lui, bisogna credergli. Lui sa, per esempio, che la Procura di Milano sta chiudendo non una cospirazione, ma un’indagine giudiziaria che lo vede indagato dall’aprile del 2007 per appropriazione indebita (con conseguente evasione fiscale) insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e ad altre sette persone. L’indagine, di cui lui e i suoi legali hanno ricevuto copia della richiesta di proroga nell’ottobre del 2007 e che è “scaduta” alla vigilia delle ferie, è uno stralcio del processo che vede imputati Berlusconi e altri dinanzi al Tribunale di Milano per le “creste” sugli acquisti di diritti televisivi e cinematografici in America da parte di una miriade di società offshore del gruppo Fininvest-Mediaset. In quel processo (congelato dal lodo Alfano in attesa che dal 6 ottobre la Consulta si pronunci sulla costituzionalità o meno del Salva-Silvio) il premier è imputato per appropriazioni indebite da 276 milioni di dollari, evasioni fiscali per 120 miliardi di lire fino al 1999 e relativi falsi in bilanciori. L’inchiesta-stralcio che sta per chiudersi, invece, riguarda l’accusa – come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere il 25 giugno scorso - di avere “mascherato la formazione di ingenti fondi neri” dirottati dalle casse Fininvest-Mediaset su “conti esteri gestiti dai suoi fiduciari”. Il tutto attraverso la solita compravendita di diritti sui film, negoziati – secondo l’accusa – a prezzi gonfiati con operazioni fittizie tra agenti (fra i quali il produttore egizian-americano Frank Agrama e l’italiano Daniele Lorenzano) e società riconducibili a Berlusconi ma occultate ai bilanci consolidati del gruppo. Un replay della vicenda già approdata in Tribunale, solo che quella si riverbera sui bilanci del gruppo fino al 2001, mentre questa si spinge anche negli anni successivi per via dell’ammortamento pluriennale dei diritti tv. Qui il Cavaliere è indagato per appropriazione indebita a proposito di 100 milioni di euro nascosti in Svizzera e lì sequestrati dai giudici milanesi nell’ottobre del 2005: un tesoretto occulto intestato al produttore Agrama sui conti di una sua società con sede a Hong Kong, la Wiltshire Trading. Secondo l’accusa, quei soldi non sarebbero di Agrama, ma di Berlusconi del quale il produttore non sarebbe altro che un prestanome o un “socio occulto”. L’inchiesta-stralcio prende nome da Mediatrade, cioè dalla società berlusconiana che dal 1999 è subentrata alla maltese Ims per l’acquisto dei diritti tv, e riguarda una serie di conti esteri dai nomi variopinti (“Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Pache” e “Clock”). Il Cavaliere sa bene che, scaduti in estate i termini per indagare, la Procura sta per depositare alle difese “l’avviso di conclusione delle indagini e deposito degli atti”: una mossa che, in mancanza di una richiesta di archiviazione, prelude alla richieste di rinvio a giudizio che lo trasformeranno da indagato a imputato. Poi c’è Palermo. Qui il presidente del Consiglio ha voluto essere più preciso: “E' una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94”. In realtà non c’è niente di folle a indagare sulle stragi politico-mafiose che hanno insanguinato l’Italia fra il 1992 e il 1993. L’unica follia è che, a 17 anni dalle bombe di Palermo, Milano, Roma e Firenze, non se ne siano ancora smascherati e ingabbiati i mandanti occulti, nonché gli autori e gli ispiratori delle trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra. Ora le indagini paiono a buon punto, grazie alle rivelazioni di persone molto informate sui fatti, come il mafioso pentito Gaspare Spatuzza (dinanzi alle procure di Caltanissetta, Firenze, Milano e Palermo) e il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino. L’altro giorno, su Libero, Gianluigi Nuzzi parlava di importanti acquisizioni da parte di Ilda Boccassini, che indaga sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993, e della possibile riapertura del filone investigativo che aveva portato all’iscrizione di Marcello Dell’Utri (ma anche di Silvio Berlusconi) per concorso in strage. Intanto, la prossima settimana, riparte per il rush finale davanti alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado a carico di Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa: la Corte dovrà decidere se ammettere nel fascicolo processuale la lettera che – secondo Ciancimino jr. - Provenzano inviò a Berlusconi tramite Vito Ciancimino e Dell’Utri nei primi mesi del 1994, in cui prometteva appoggi politici in cambio della disponibilità di una rete televisiva, e in caso contrario minacciava un “triste evento” (forse il sequestro o l’uccisione di Piersilvio Berlusconi). Una possibile prova regina del ruolo di cerniera fra Cosa Nostra e Berlusconi svolto per decenni da Dell’Utri, rimasta finora nei cassetti della Procura grazie alla “distrazione” dei suoi vecchi dirigenti, ora fortunatamente sostituiti da gente più sveglia. Nulla di segreto: tutto noto e stranoto, almeno nelle segrete stanze (giornali e telegiornali non si occupano di certe quisquilie). Noto, soprattutto, al Cavaliere. Il quale ha deciso di giocare d’anticipo. Così quando gli atti di Mediatrade saranno depositati a Milano e quelli di Palermo saranno acquisiti al processo Dell’Utri, lui potrà dire: ve l’avevo detto che stavano cospirando. Quella di oggi è un’esternazione preventiva. A orologeria.

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A roma il 26 settembre con Salvatore Borsellino

L'appello di Salvatore Borsellino:

"Da ogni parte mi stanno chiedendo di organizzare a Settembre una grande manifestazione a Roma.
Non dobbiamo dare tregua agli assassini ed ai loro complici. Dobbiamo farla di Sabato, in un giorno non lavorativo, Roma è il punto più facile da raggiungere da ogni parte d'Italia e dovremo esserci tutti, da Milano, da Palermo, da Napoli, dalle Marche, dall'Emilia, da ogni parte d'Italia.
La data che ho indivduato per questa manifestazione che sarà la continuazione ideale di quella che abbiamo fatto il 20 luglio davanti al palazzo di Giustizia in sostegno di quei magistrati che, a rischio della propria vita, stanno combattendo per arrivare alla Verità sulle stragi del '92 e del '93 è il 26 Settembre.
Questa data è abbastanza lontana per permettere di poterla preparare in modo adeguato e abbastanza vicina da non essere superata dal ritmo degli avvenimenti che si stanno susseguendo in maniera sempre più incalzante.
Sarà una giornata dli lotta ed è per questo che ho preferito non sovrapporla ad un'altra giornata, il 12 settembre, che sarà invece di festa per l'elezione fortmente voluta e sostenuta da tutti noi, di Sonia Alfano e Luigi De Magistris al Parlamento Europeo.
Ci saremo tutti, tutti quelli che abbiamo salito sotto il sole le rampe che portano al Castello Utveggio portando un pezzo di Paolo dentro il nostro cuore, tutti quelli che eravamo in Via D'Amelio quando all'ora della strage per un interminabile minuto si sono sentiti solo i battiti dei nostri cuori, tutti quelli che abbiamo percorso le vie di palermo che ci portavano alla Magione levando in alto le nostra agende rosse e tutti quelli che abbiamo gridato la nostra rabbia e la nostra voglia di Verità davanti al palazzo di Giustizia. E ci saranno tanti altri ancora, tutti quelli che in tante piazze d'Italia hanno urlato insieme a noi e avremo ancora in mano la nostra agenda rossa, un'agenda rossa che ora fa paura a tutti. Mobilitiamoci tutti, ognuno di noi si impegni a far venire quante altre persone può, in una catena che non deve avere fine.Adesso hanno paura e si stanno muovendo, cominciano a muovere le loro pedine, Rutelli, Violante, il PG Barcellona, noi dobbiamo agire più rapidamente di loro, impedire che fermino Sergio Lari, Antonio Ingroja, Nino Di Matteo, non lasciamoli soli, impediamo che chiudano la bocca a Massimo Ciancimino, che si muova il CSM, facciamogli capire che dovranno passare sui nostri corpi, che dopo 17 anni non ci lasceremo strappare ancora una volta la verità. Il nostro grido di RRRESISTENZAAAAA deve essere un urlo nelle loro orecchie, un urlo gridato da vicino, sotto le finestre di quei palazzi in cui sono in tanti a sapere ed ad avere occultato la verità. Il 19 luglio in via d'Amelio abbiamo fatto scoccare la scintilla, ora è necessario l'incendio."

Salvatore

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Da notizie diffuse da salvatore Borsellino:
IERI SIAMO STATI IN QUESTURA A CHIEDERE LE AUTORIZZAZIONI PER LA MANIFESTAZIONE. A CAUSA DI UN PROTOCOLLO FIRMATO DAL SINDACO DI ROMA ALEMANNO NON CI E' STATO AUTORIZZATO IL CORTEO DAL CSM AL QUIRINALE MA SOLO DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA (ESEDRA) A PIAZZA BARBERINI PIU' UNA RAPPRESENTANZA AUTORIZZARA A RECARSI DAVANTI AL CSM: DOBBIAMO SOTTOSTARE A QUESTI DIKTAT DA STATO DI POLIZIA MA LE NOSTRE AGENDE ROSSE LE PORTEREMO EGUALMENTE, IN ORDNE SPARSO, COME SEMPLICI CITTADINI, NEI POSTI CHE CI ERAVAMO PREFISSATI. OGGI ATTENDIAMO DAL COMUNE l'AUTORIZZAZIONE ALL'OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO PER IL PALCO. Share
8 settembre del ’43: non solo ricordare

Di Luigi De Magistris

8 settembre 1943- 8 settembre 2009. Sessantasei anni che hanno visto questo Paese crescere, cambiare, regredire. Con il presente berlusconiano che è quanto di più distante da quei valori e da quel coraggio che non solo fecero nascere la Resistenza , ma portarono anche alla Repubblica e alla Costituzione. Roma era allora “città aperta”, oggi ad esserlo è tutta l’Italia. Ma nel senso di una nazione dove ad esser sospeso è lo stato di diritto democratico. Ci sono tutti i segni, infatti, di un regime che ritorna, mascherandosi però di attualità.

Certo, non c’è l’Ovra e non ci sono le brigate Kappler, non c’è il Tribunale speciale e non c’è la detenzione a via Tasso, eppure la democrazia è comunque minacciata. La stampa libera aggredita insieme alla magistratura indipendente da una serie di leggi che ne azzerano il lavoro, la diversità delle razze e delle culture colpita dalla discriminazione di Stato, la scuola pubblica privata dei finanziamenti e ridotta all’osso, le riforme costituzionali usate per ridefinire in senso autoritario gli equilibri del potere (berlusconiano). Per questo, ricordare ieri significa resistere oggi.

C’è una memoria da custodire ma soprattutto da far vivere, per non tradire l’eredità di quanti hanno combattuto contro l’occupazione nazi-fascista nel sogno di un’Italia libera e democratica. Lo stesso sogno e la stessa prospettiva che vanno difese nel presente da una progetto di aggressione che parte, paradosso dei paradossi, da Palazzo Chigi, e che è stato pianificato passo dopo passo con l’obiettivo ultimo di ridimensionare la democrazia. Questa volta, però, a colpi di decreti legge e di modifiche costituzionali. Ma nel 2009 come nel 1943, sarà ancora la società civile a respingere il tentativo.



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Contro tutte le mafie

Ieri ero alla festa nazionale del Partito Democratico a Genova, ho avuto il piacere di assistere a questa meravigliosa iniziativa contro la mafia alla quale era presente anche Rita Borsellino, la sorella di Paolo, quello che per me è uno dei veri e pochi eroi di stato. Lo so, è un video davvero lungo, però una di queste sere, invece di guardarvi Dr. House o controcampo, sprecate questo centinaio di minuti per ascoltare cosa hanno da dire queste persone che portano la lotta contro le mafie in parlamento, ne vale la pena, e nel nostro piccolo con un poco di consapevolezza in più possiamo fare tanto.. Buona visione..






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... e adesso denunciaci tutti ...
Riprendo le domande di Repubblica (la fonte è il sito stesso di Repubblica) che hanno provocato la reazione (sconsiderata) del Presidente Berlusconi.


Cliccate sulla foto per ingrandirla!


Il contemporaneo attacco al direttore dell'Avvenire dimostra come il Presidente del Consiglio italiano stia cercando di mettere a tacere i giornali che non può controllare direttamente e che si permettono di criticare le sue posizioni e di chiedergli conto delle sue affermazioni e dei suoi comportamenti.

... E ADESSO DENUNCIACI TUTTI!!! Share
Noi “etnia inferiore”
Illuminanti le dichiarazioni del capodelegazione della Lega Nord al Parlamento europeo, Mario Borghezio, che sembrano preannunciare la creazione di una nuova super razza, così come accaduto in un recente passato con il “mito della razza Ariana.

Roma, 13 ago. - (Adnkronos) - ''Le prime medaglie d'oro olimpiche assegnate ad atleti del nord hanno certamente motivazioni di vario tipo. Nessuno, pero', sembra avere il coraggio di dire la cosa piu' ovvia ed evidente, e cioe' che esse dimostrano la superiorita' etnica dei padani anche in questo campo. Non si deve certo trarre da questa realta' alcuna conseguenza di tipo razzista, ma nessuno e' parimenti legittimato a ignorarla, come stanno facendo i commentatori della Rai pagati da noi''.
Queste le dichiarazioni di Mario Borghezio, alle quali non vogliamo aggiungere alcun commento.
Un unico dubbio: la senatrice della Lega Nord, Angela Maraventano di Lampedusa (quindi, dell’etnia inferiore), ha nulla da dichiarare?
A volerci ben pensare, un ulteriore dubbio, sorge sulle peculiarità che questa nuova razza dovrebbe possedere.
Vogliamo auguraci, che non debbano essere quelle del maximum leader della Lega, Umberto Bossi, il quale avendo conseguito la maturità scientifica, si iscrisse all’università in medicina, senza mai ottenere la laurea. Eppure, secondo quanto dichiarato dalla prima moglie, Gigliola Guidali, che quando scoprì la verità, chiese la separazione dal marito, il “dottore” usciva tutte le mattine di casa con la valigetta da medico, dicendole "ciao amore, vado in ospedale", come se stesse realmente andando a prendere servizio…
Dei suoi precedenti lavorativi, prima di dedicarsi alla politica, oltre la fantomatica professione di medico, si conosce una parentesi come cantante, con il nome d'arte di "Donato" e la sua attività di compravendita di prodotti ortofrutticoli.




Mario Borghezio - Etnia Superiore Share
Berlusconi querela le donne del quotidiano l'Unità

La direzione dell’Unità annuncia di aver ricevuto nella mattinata di oggi due citazione per danni per un totale di due milioni di euro dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per il tramite del suo legale romano Fabio Lepri. Il capo del governo chiede inoltre la condanna a una pena pecuniaria di 200.000 euro ciascuna per il direttore responsabile Concita De Gregorio, per le giornalista Natalia Lombardo e Federica Fantozzi, per l’opinionista Maria Novella Oppo e per la scrittrice Silvia Ballestra.
La richiesta si riferisce a tutti i servizi dedicati allo scandalo sessuale che ha coinvolto il premier pubblicati sui numeri del 13 luglio e del 6 agosto del quotidiano: gli editoriali del direttore (intitolati “l’etica elastica” e “iniezioni di fiducia”), i servizi di cronaca e i commenti.

I due atti di citazione, lunghi complessivamente 32 pagine, contestano le critiche rivolte al premier a proposito della sua mancata partecipazione a impegni internazionali per la contemporanea partecipazione a incontri con la escort Patrizia D’Addario. Viene anche giudicata diffamatoria la ricostruzione dei rapporti tra gli ambienti vicini al premier e le gerarchie vaticane affinché queste ultime assumessero un atteggiamento indulgente nei confronti del premier. “Diffamatoria”, inoltre, la ricostruzione dei rapporti tra Rai e Mediaset in funzione anti-Murdoch. Viene indicata come lesiva dell’onorabilità del premier l’attribuzione del controllo dell’informazione in Italia e il suo abuso.

Contestata pure la citazione di battute di Luciana Littizzetto a proposito dell’utilizzo, parte del premier, di speciali accorgimenti contro l’impotenza sessuale. “Affermazioni false e lesive dell’onore” del premier del quale, scrive il legale, “hanno leso anche la identità personale presentando l’on. Berlusconi come soggetto che di certo non è, ossia come una persona con problemi di erezione”.

02 settembre 2009
http://www.unita.it/news/italia/87900/berlusconi_querela_le_donne_del_quotidiano_lunit Share