Cerca nel blog

I nostri eroi

In questi giorni cupi non riesco a non pensare al fatto che siamo governati da persone viscide, vigliacche, indecenti, persone schifose e vendute che pensano solo ai loro interessi rubando e seminando la paura nel loro popolo, che coltivano la censura e il silenzio, che nascondono e complottano per tenere alla larga dalla giustizia mafiosi e delinquenti, persone che fanno soffiate alla mafia per ammazzare giudici scomodi, persone corrotte e senza la benché minima etica.
Però non posso fare a meno di pensare anche a tutti i momenti travagliati e ai momenti gloriosi del nostro paese, alcuni li abbiamo superati e altri no, e a tutte quelle incredibili persone che per il nostro paese hanno perso la vita e continueranno a farlo.

I nostri Partigiani che hanno combattuto e hanno sacrificato la loro vita per donarci una libertà preziosissima ma ignorata dalla società moderna, i nostri Padri Costituenti che hanno scritto una meravigliosa costituzione in difesa di quella stessa libertà guadagnata col sangue e che in questi anni sta venendo ripetutamente violentata da persone talmente ignobili che non dovrebbero neanche permettersi di nominarla, tutti coloro che combattono ogni singolo giorno contro la mafia DA SOLI, COMPLETAMENTE ABBANDONATI DALLO STATO rischiando la propria vita e quella delle proprie famiglie, giudici, magistrati, poliziotti e cittadini, mi vengono in mente gli anni di piombo, le stragi di mafia, le terribili stragi di Bologna e di Piazza Fontana, i nostri giornalisti scomodi morti ammazzati perché non parlassero di verità che ancora oggi aspettiamo di sentire, Peppino Impastato che alla lotta alla mafia ha dedicato la sua vita fino a che non è stato ucciso, i giudici Falcone e Borsellino che nonostante fossero consapevoli che sarebbero stati ammazzati hanno continuato il loro lavoro senza mai fermarsi fino a quando sono stati fatti saltare in aria con le loro scorte, giornalisti come Walter Tobagi che rifiutò la scorta “per non far ammazzare altre persone quando cercheranno di ammazzare me”. Ce ne sono mille altri..
Questa è l’Italia vera, QUESTI SONO I NOSTRI EROI, NON MANGANO, questa è l’Italia da rispettare, questa è la storia del nostro paese, non dimenticatela e non violentatela come fanno oggi i nostri politici e forse riusciremo ad avere un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
Prendetevi qualche minuto del vostro tempo e approfondite la nostra storia, secondo me è dovuto a un paese che ci ha dato tanto, che ha sofferto tanto, che continua a soffrire e che con davvero poco impegno da parte di tutti potrebbe tornare a farci sentire sul viso quel tepore che solo un sole primaverile splendente di libertà può farci sentire.

Insieme, con una forte dose di volontà e sacrificio le cose si cambiano veramente, certo, ci vogliono anche le palle per farlo..
MS


“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”
Giovanni Falcone

Share
Il clima di odio: non ci sono più le mezze stagioni!
In questi giorni si parla molto di clima, invece di quello mondiale che sta andando a puttane però si parla solo di quello creato dai giornalisti mandanti morali dell'attentato al premier e si ordina di abbassare i toni.. Che per le persone intelligenti è come sentirsi dire: "hanno colpito in faccia l'uomo che sta distruggendo l'Italia, smettetela di parlar male di lui!". Cazzo se l'avesse saputo Hitler! Un cazzotto in faccia e poi tutti zitti: "poverino l'hanno colpito" "comunisti violenti" "giornalisti mandanti morali" "è ora di finirla amiamoci tutti e stiamo tutti zitti". L'unico problema è che i fatti raccontati sono TUTTI VERI quindi dovrebbe venir lecito chiedersi se una cosa del genere sia anche solo minimamente immaginabile in un paese normale, se l'avessero fatto in francia il giorno dopo chi si fosse azzardato a pronunciare parole del genere sarebbe in piazza in mutande con le dimissioni appiccicate sulla fronte probabilmente. Siamo di fronte a una situazione senza precedenti, il bue che da del cornuto all'asino in televisione davanti a milioni di persone come se il clima che si è creato non fosse determinato DALL'INCAPACITÀ, L'INDECENZA E L'IMMORALITÀ DI CHI CI GOVERNA E DI TUTTI I SUOI VILI SGUATTERI LECCACULO, ma da chi dimostra CON I FATTI l'inefficienza di questo ennesimo governo berlusconi. Questa è censura ideologica, boicottare con ogni mezzo l'informazione libera e contrastarla anche in TV con le più spudorate stronzate mai sentite per far si che la gente senta una sola campana, per questo Santoro, Biagi e Luttazzi sono stati esiliati, e ora che Santoro è tornato gli danno del terrorista come se la sicurezza del premier fosse affar suo e non del nostro stesso premier che oltre ad aver dimostrato di essere un egoista incapace in politica ha anche dimostrato di non essere neanche capace di gestire la sua scorta.

Parlate! Comunicate! Confrontatevi perchè il confronto è il sangue della democrazia, non dobbiamo avere tutti le stesse idee ma dobbiamo TUTTI essere liberi di esprimerle di qualunque natura esse siano, anche le più spregevoli. Magari così facendo riuscirete anche a far cambiare punto di vista agli altri interlocutori :)

Buon anno nuovo ragazzi!

Marco
Share
Il compagno Cicchitto

Non si può sempre usare parole proprie, specialmente se chi scrive lo fa per diletto come me e non per professione... Quindi sta volta vorrei farvi leggere un pezzo di un articolo di Marco Travaglio tratto da "Il Fatto Quotidiano" (al quale io sono abbonato) diretto da Padellaro e sul quale in prima pagina (e non solo) scrive sempre travaglio e altri giornalisti veri come lo stesso Padellaro, Gomez, Corrias, Lillo, Flores d'Arcais, Telese e molti altri (questi in particolare li ho citati perchè mi piacciono molto) del 16 dicembre. Buona lettura...


Chi teme una svolta repressiva può stare sereno anche perché abbiamo alla Camera un formidabile difensore della democrazia, furibondo col ministro dell’Interno che vuole limitare “le manifestazioni pubbliche”. Esprime “profonda insoddisfazione per la risposta del ministro ” che “potrebbe determinare la chiusura del confronto democratico”, “accumula tensione a tensione” e ”provoca un braccio di ferro, un susseguirsi di sfide e controsfide… Non è certo con questi provvedimenti che si affronta la gravità dell’ordine pubblico. Anzi, in questo modo si accentuano gli elementi negativi”. “Non posso – prosegue il descamisado – non contestare le direttive impartite alle forze dell’ordine: un preventivo attacco contro chiunque si avvicinasse alla piazza, da cui sono derivate aggressioni a cittadini per nulla organizzati né violenti, che a loro volta hanno innescato un meccanismo pericoloso, grave e drammatico... E’ la direttiva alle forze dell’ordine che va nettamente contestata e condannata”. Il disegno, secondo il nostro tupamaro, è chiaro: “Da parte di ben determinati settori del potere si investono le forze dell’ordine cercando di determinare uno spostamento a destra, un riflusso verso una tendenza al rancore e allo scontro con i manifestanti… Un disegno di provocazione e rottura presente in settori politici della maggioranza” che “ci auguriamo sia solo un errore e non un disegno premeditato del governo. Da un lato è necessario un confronto parlamentare sulla questione e chiediamo il ritiro del decreto; dall’altro le forze democratiche giovanili debbono comprendere a quale pericolo di scontri e a quali trappole sono di fronte” per “sconfiggere il tentativo repressivo …in cui a repressione si aggiunge repressione…per spostare a destra l’opinione pubblica”. Il nostro paladino chiama a raccolta tutte “le forze non violente e democratiche” contro le “procedure del governo che ci lasciano sgomenti”, un autentico “tentativo di repressione indiscriminata” che può portare a “situazioni ancor più gravi” e richiede “uno sforzo da parte di un ampio arco di forze democratiche”. E’ in atto – denuncia – “uno sgretolamento dello Stato o un tentativo diretto a cambiare il volto dello stesso Stato uscito dalla resistenza, per edificarne uno che intrecci incapacità, disfacimento e repressione”. A parlare così alla Camera è l’on. Fabrizio Cicchitto. Purtroppo non ieri, ma il 13 maggio 1977 all’indomani della morte di Giorgiana Masi in una manifestazione radicale non autorizzata dal Viminale. E Cicchitto era deputato dell’estrema sinistra socialista, tre anni prima di incappucciarsi chez Licio, tessera P2 numero 2232.
Share
La riforma del parlamento
È un po’ che non scrivo con parole mie.. A dire il vero è un po’ che ci sono così tante cose sulle quali scrivere che nella mia testa regna il caos completo.. In questi giorni a dir poco deliranti del governo Berlusconi mi rendo conto però che l’opposizione continua a non esserci, salvo Di Pietro che nonostante le critiche al momento è L’UNICO a usare i toni e la determinazione che ci vuole in una situazione di equilibrio tra la dittatura e la democrazia, che ha causato danni devastanti per il nostro paese e che renderà il nostro futuro una sfida più che mai in salita. Da qualche settimana ormai nella mia testa c’è un solo pensiero, il futuro, e mi rendo conto che non c’è assolutamente niente.. Perché una volta che Berlusconi non ci sarà più noi ci ritroveremo ancora con tutta la sua schiera di sguatteri e servi disseminati per tutto il parlamento, e ho veramente paura che con una situazione simile continueremo ad arrancare alla maniera di oggi, perché i furbetti come sapete, sono sempre in agguato, e non saranno certo loro a cancellare leggi vergogna e leggi ad personam che potrebbero tornare utili per i propri affari. L’assoluta immobilità della nostra opposizione mi fa paura, e vedendo le opposizioni e i governi di tutto il mondo affrontarsi con il coltello tra i denti la situazione mi sembra paradossale: in un paese dove la costituzione viene stuprata ogni singolo giorno, dove le leggi sono diventate un optional, e dove intorno al capo del governo si vedono solamente puttane, droga e mafia, regna il silenzio, mentre in stati come la Francia o l’America (non perfette certo, ma sicuramente con una situazione politica ben lungi dalla nostra e decisamente migliore) si combattono a colpi di cannone. A tutto questo però una soluzione c’è, ed è la partecipazione politica dei giovani, perché l’innovazione, le idee nuove, la determinazione e il cuore sono cose che a una certa età volenti o nolenti vanno via via scemando (ecco forse non il cuore, su questo ci sono sicuramente tanti “vecchi” che ci battono) in tutto quello che fanno, i giovani stanchi di questa politica e quindi quasi vaccinati contro questa influenza di immoralità ed egoismo che ad oggi mi pare proprio regni sovrana, i giovani di destra e di sinistra perché nessuno dev’essere escluso ed è giusto che in luoghi di dibattito politico ci si affronti gli uni con gli altri, i giovani che oggi della politica si disinteressano lasciando così il proprio destino in mano a della gente che evidentemente non ha proprio le idee chiare sul nostro futuro e che non sa neanche come si usa un computer, i giovani. non ci vuole nessuna riforma della giustizia che porti il processo breve (“chiamiamolo con il suo nome: processo morto” Marco Travaglio) nessuna riforma elettorale (come l’ultima porcata) nessuna riforma della scuola (quella che taglia taglia taglia, e poi i nostri migliori cervelli scappano ancora prima di finire di studiare) CI VUOLE UNA RIFORMA DEL PARLAMENTO, fuori loro, dentro i nuovi!

Prendete il mio come un appello per il reclutamento, il futuro è affar nostro, non loro..

MS
Share
POUND "Non chiamatelo fascista" - Parla la figlia Mary de Rachewiltz - prima parte
Tratto da "il Fatto Quotidiano" 10.11.2009
Prima parte

di Maurizio Chierici


Mary de Rachewiltz, figlia di Pound, ha scoperto Casa Pound sfiorando la bancarella di un mercatino di Natale. Per beneficenza offriva piccole cose immerse nei volantini di Casa Pound, profilo del padre in una cornice rosso e nera. "Cosa fare?". Ricorda lo smarrimento. Non capiva. Neanche due righe o una telefonata. Qualcuno aveva rubato nome e memoria senza il garbo di un permesso. I diritti d'autore sono lunghi cinquant'anni. Pound è morto nel 1972. Fino al 2022 gli eredi restano titolari di una proprietà che il testamento attribuisce ad una sola persona: Mary, la quale raccoglie e interpreta le opere con la passione di una vecchia ragazza.
Il padre l’ha voluta per allieva imponendole una disciplina senza tenerezze. Aveva 14 anni. Continua a tradurre, analizzare e scrivere saggi. Ritaglia le notizie dei giornali, non solo italiani. Lavora fra gli scaffali di altri autori ai quali il padre si aggrappava per elaborare le utopie economiche delle quali Mussolini si era liberato con un complimento di circostanza. Era il 1933: non l’ha più voluto incontrare. L’incanto di Mary continua con la tenacia di chi ha attraversato la storia nella convinzione che la storia abbia sbagliato strada. “Legga e mi dica se Pound aveva ragione…”. Scosta le tende sbiadite per scegliere volumi avvolti nella carta leggera che avvolge il prosciutto. Parsimonia che l’eleganza non nasconde. È l’archivio trascurato dalla politica e dalle fondazioni. Mary gli ha dedicato la vita. Rianima pagine lontane-vicine col fascino appena sfiorato dall’età: 84 anni. Ed ecco che Casa Pound allunga le mani e tira dritto.

- Non ha protestato?

“Non li conosco. Protestare con chi? Ho scritto a Giano Accame. Lo avevo incontrato a Milano alla presentazione di un saggio su Pound economista: ‘Vorrei sapere chi sono. I giornali dicono naziskin…’. Risposta sconsolante: ‘Bisogna ringraziare che in questi anni vi siano ancora giovani con certi ideali’. E scopro le sue conferenze a Casa Pound. Anche Caterina Ricciardi (dirige il dipartimento Studi americani all’Università di Roma), presenta libri a Casa Pound. Non capisco. Nelle sue note su Pound analizza l’opera di mio padre con una conoscenza che esclude i luoghi comuni. Pound fascista, Pound antisemita. Invece…”.

- Le Case Pound rianimano la violenza…

“Mio padre odiava la violenza. L’ha ripetuto a Pasolini in una appassionata intervista a Spoleto”.

- Davvero non ha mai messo piede in Casa Pound?

“Una volta, a Roma. Sono arrivati questi rapati, portavano giubbotti di pelle. Ho ascoltato i discorsi, ragazzi ignoranti. Non sanno niente del pensiero di Pound. Voglio dare un consiglio: leggetelo e poi mi dite se era fascista”.

- Ma ammirava Mussolini…

“ Negli anni trenta ha trovato l’ Italia cambiata. Meno corrotta e un dinamismo diverso dai giorni che precedono la grande guerra. Poi le delusioni. Era un americano critico sulla politica americana e lo hanno considerato traditore della patria. E condannato al manicomio… “. Fa capire: quanti americani contrari alla guerra in Vietnam o in Afghanistan dovrebbero finire in clinica ? Nel fervore dei racconti divide le ombre nere tra galantuomini fascisti e altri maramaldi. “ E finalmente il fascismo è caduto, ma l’orrore di piazzale Loreto ci ha sconvolti “.

- Come guarda la destra, signora ? “

“ Non la guardo. Vivo nel mondo dei Cantos. Leggo la Bibbia, Dante e Cavalcanti: come mio padre. Credo che il mondo potrebbe essere meraviglioso se l’agricoltura avesse radici nella terra e non nelle multinazionali “.

- Le Case Pound sanno che non è d’accordo ?

“ Immagino. Forse hanno cambiato logo per coprirsi le spalle e Casapound diventa una sola parola. Ipocrisie “. Respiro il disagio di una figlia impegnata a dimenticare le memorie imbarazzanti del padre, rianimate dall’estremismo di nostalgie che ne usano il nome.

La casa dove è raccolta la memoria del poeta è un castello sottile come un campanile, sgretolato nell’abbandono dei secoli e ricostruito e mai finito cinque volte da architetti stravaganti. Budello di una mulattiera che precipita verso il castello dalle ex stalle delle quattro case di Tirolo trasformate dal turismo in boutique e piccoli alberghi; stradina coperta da un velo d’asfalto. Il santuario di Pound si chiama Brunnenburg, ultimo proprietario il principe Boris de Rachewitz, egittologo nato a Roma da madre russa. Nel ‘47 ha sposato Mary. Il cortile ricorda l’aia di una campagna dove pascolano due asini grigi. Scale a chiocciola che scalano i piani senza pietà. La signora sale e scende per accompagnare i visitatori del museo. Dà lezioni agli studenti di due università del North Carolina: arrivano per scoprire non solo il poeta. Mary li educa all’archeologia agraria. Scosta altre tende: le scarpe, i vestiti, i cappelli del padre. Entriamo nella sala da pranzo: tavolo e sedie che Pound ha fabbricato da solo. Sega, tenaglie e martelli appesi al muro come trofei di caccia. Nell’angolo, la vecchia Remington, tasti che ingialliscono. “Mio padre ripeteva: a uno scrittore servono poche cose e deve farle con le proprie mani”. L’adorazione si affida a parole rispettose: parla sempre di “Pound”, qualche volta “mio padre”. Chissà se l’ha mai chiamato papà.
Share
Si stava meglio quando si stava peggio
Un luogo comune spesso ripetuto, ma effettivamente più attuale che mai. Già perché molti non si rendono conto che oggi non si sta poi così bene. Basta pensare a uno degli aspetti più importanti della vita delle persone: il Lavoro.
È vero, oggi abbiamo molte cose in più di ieri, la televisione, internet, belle macchine, tecnologia, ma chi ha detto che sono state cose che hanno cambiato la nostra vita in meglio? Le riforme sul lavoro hanno letteralmente violentato la dignità dei giovani e dei lavoratori precari, costretti a un’esistenza di incertezze e privazioni, non ci si può permettere di fare programmi a lungo termine come una vacanza, figuriamoci un progetto come quello di metter su famiglia. Ed ecco che i nuclei famigliari sono sempre meno e sempre più vecchi, perché una volta raggiunta una parvenza di sicurezza economica si hanno minimo una trentina d’anni, quando una volta a 25 anni nella maggior parte dei casi si avevano già uno o due figli. Lo stress che sopportiamo al giorno d’oggi è enormemente superiore allo stress con il quale si aveva a che fare 20 anni fa, oggi si è sempre sotto pressione perché bisogna produrre, ottimizzare, siamo diventati niente più di semplici infrastrutture, e così ci troviamo manager e studi rinomati che analizzano e schematizzano ogni nostro movimento e impiego in modo da ottenerne il massimo, senza pensare alla persona ma semplicemente al risultato finale, e così senza rendersene conto ci si ritrova come nel caso della FranceTelecom, con 22 mila “dimissioni volontarie” e 24 suicidi in un anno. Una volta c’erano contratti a lungo termine e garanzie per i lavoratori, garanzie che stanno via via scomparendo giorno dopo giorno mentre noi stiamo a guardare. I politici di una volta non sono nemmeno lontanamente da paragonare a quelli di oggi, c’erano persone oneste, con a cuore le sorti dell’intero paese e di tutti i cittadini, persone che in quanto tali a volte sbagliavano anche, ma in buonafede non di proposito, seguendo i loro principi e NON cercando di evitare la galera, credendo di essere nel giusto e NON sapendo benissimo di essere dalla parte del torto, persone che si indignavano quando si parlava di mafia e la combattevano veramente NON facendo patti e stragi di stato concordate. Persone che facevano parte del Popolo, che parlavano al Popolo per il Popolo, questa purtroppo è una parola che viene volutamente lasciata nel dimenticatoio, perché i politici di oggi sanno bene qual è la forza del Popolo, della gente, dei cittadini uniti, e ne hanno paura perché sanno meglio di noi quanto sono impreparati, inadatti e immeritevoli.

Si stava meglio quando si stava peggio..
Share
Il nostro futuro in svendita, e non solo..

Come la peggior merce cinese fuori stagione, anche il nostro futuro è arrivato al momento dei saldi, e allora via con i tagli, all’istruzione, alla sanità, alla cosa pubblica, via alla privatizzazione dell’acqua, via al cedimento delle nostre migliori aziende informatiche come la Eutelia, una azienda in attivo e in grande crescita che da un momento all’altro annuncia contratti di solidarietà e la dismissione totale di tutto il settore IT. Ecco, questa è l’Italia. E così, invece di dare più opportunità di studio a tutti, invece di incentivare la scuola pubblica, invece di rendere i libri di proprietà dello stato e di noleggiarli ai ragazzi (meno spese per le famiglie, più entrate per lo stato, incredibile risparmio di carta) si taglia la scuola pubblica e si incentiva quella privata, un’azione che porta a una conseguenza sola: l’allargamento del divario tra le due classi che si stanno formando in Italia, con famiglie ricchi che possono far prendere ai propri figli (a volte anche decisamente inetti) tre lauree e famiglie povere, magari con figli con incredibili capacità che non possono permettersi di studiare. Questa è la base per il rallentamento dello sviluppo di un paese, perché così facendo gli incarichi di rilevanza professionale, sociale e amministrativa spesso non vanno a chi realmente ha le capacità per portare avanti incarichi e progetti di una certa rilevanza. Si sceglie una classe da cui pescare, ignorando totalmente il resto del paese, e di cattivi esempi amministrativi ormai ce ne sono talmente tanti da farci arrivare alla nausea. Ma non basta distruggere le basi, non basta distruggere il futuro, anche il presente sta andando alla deriva, Eutelia è un esempio perfetto, abbiamo una azienda specializzata, con migliaia di dipendenti, risorse (perché è in attivo) e competenza, che sta venendo letteralmente smantellata, e lo stato lo permette. Viene lecito chiedersi se non sia il caso di impedire a certi imprenditori da strapazzo di mettere le mani sulle nostre aziende di calibro, magari anche statalizzandole, creando così un ambiente tutelato e ancora una volta portando nelle casse dello stato il guadagno che una azienda del genere può portare. Certo la statalizzazione non è la soluzione a tutti i mali, ma siamo poi sicuri che lo sia la privatizzazione selvaggia a cui ci stiamo dando?



Articolo 3 della costituzione:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

MS









Share
Vergognati mediaset
Share
Debito pubblico da record: Povca Tvoia!
Share
L’informazione ai tempi di Berlusconi

Prendiamo il caso del giudice Mesiano, il giudice che ha quantificato in 750 milioni di euro il risarcimento che la Fininvest (Berlusconi non c’entra più niente grazie alle attenuanti generiche e alla prescrizione, era accusato di corruzione semplice, cioè avrebbe corrotto un giudice già corrotto, come dire che se domani un cittadino stupra una ragazza che è già stata stuprata in precedenza l’accusa sarebbe di "stupro semplice", ridicolo) dovrà pagare alla Cir di De Benedetti come risarcimento in quanto durante il processo per l’assegnazione della società il giudice è stato corrotto con gli stessi fondi della Fininvest per sentenziare a favore di Berlusconi, cosa che gli ha consentito di arrivare ad oggi ad avere un impero mediatico che reprime qualsivoglia informazione che potrebbe dare fastidio all’attuale Premier, ed ecco quindi che come per magia Mediaset lancia una campagna contro Mesiano (che non ha stabilito, come sembra si voglia far credere, che Mediaset deve risarcire Cir; questo è già stato stabilito nella sentenza della Cassazione che ha accertato le mazzette e la corruzione nel passaggio della Mondadori a Berlusconi. Il giudice Mesiano doveva solo quantificare l'entità del risarcimento). Il giudice viene spiato e si cerca di screditarlo perché fuma, indossa calzini turchesi e cammina avanti e indietro aspettando il suo turno dal barbiere, attaccando la sua credibilità come magistrato in quanto una persona così stravagante (chi mai cammina avanti e indietro fumando?) con un servizio in onda su Canale 5 che visibile qui:

http://www.youtube.com/watch?v=tYg9JEVSMCA

Riassumendo, Mesiano fa il magistrato, è incensurato, indossa calzini turchesi, fuma diverse sigarette mentre aspetta il turno dal barbiere e quindi ne deduciamo che non dovrebbe fare il magistrato. Berlusconi che invece è stato trovato in compagnia di escort a pagamento (una di esse ha dichiarato di aver avuto una notte di sesso con lui, lo stesso proclamatore della sacralità della famiglia tanto ostentata nel suo “libro agli italiani”), ha legami stretti con mafiosi e corruttori (Cesare Previti condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione e il boss mafioso Mangano ha vissuto a casa sua per diverso tempo facendogli da “stalliere”), ex P2ista (tessera 1816), giudicato corresponsabile della vicenda corruttiva per il caso Fininvest, giudicato nel processo Mills come “corruttore” dell’avvocato Mills, indagato per falso in bilancio (giudicato poi colpevole ma non punibile in quanto il reato, guarda caso, è stato depenalizzato dal governo Berlusconi durante il processo), falsa testimonianza, tangenti, corruzione, appropriazione indebita, frode fiscale, traffico di droga, concorso in strage (stragi del 1992 e 1993, in cui persero la vita i due PM antimafia Falcone e Borsellino che stavano seguendo una pista che portò Borsellino a scoprire di una trattativa tra stato e mafia e poi alla morte) ecco, lui sarebbe il santo da beatificare, il flagellato, l’uomo “più perseguitato della storia, “il miglior presidente del consiglio che l’Italia abbia mai avuto” come dice lui. Come si può attaccare l‘operato di un magistrato e accanito fumatore e santificare le malefatte di un corruttore che a detta della sua ex moglie “va con le minorenni” (si chiama pedofilia, ovvio, fino a che non verrà depenalizzata pure quella, assieme all’uso di cocaina per fini politici e alla prostituzione in parlamento). Prendiamo un altro caso, ovvero gli attacchi al Presidente della Repubblica. Come si può crocefiggere Di Pietro per aver “attaccato il Quirinale” come ha detto Il Giornale, dicendo testuali parole "Napolitano dorme, l’Italia insorge" e "A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo" con toni assolutamente pacati e non dire assolutamente nulla quando Berlusconi a Napolitano si è rivolto sbraitando e farneticando su tutte le televisioni pubbliche e private, in diretta e non, per due giorni consecutivi dicendo ”C'è un presidente della Repubblica di sinistra che è stato eletto da una maggioranza che non è più maggioranza nel Paese, una maggioranza di sinistra, ed ha le radici totali della sua storia nella sinistra. Credo che anche l'ultimo atto di nomina di un magistrato della Corte dimostri da che parte sta" ovvero accusandolo di essere imparziale e di svolgere il proprio lavoro in malafede, accusandolo di “averlo preso in giro” e di “non aver rispettato i patti” in quanto non ha influenzato la Corte Costituzionale a suo favore e cioè di non aver impedito alla corte costituzionale di fare il proprio dovere, cosa a dir poco inaccettabile? Alla luce di questi fatti bisognerebbe chiedersi come può la popolazione italiana continuare ad andare avanti con un’informazione così manipolata ed evidentemente di parte, quella opposta a quella che si vuole far credere però.

MS

Share